Squeeze page: la tua alleata ideale per il direct marketing

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Squeeze page

È probabile che, se sei alle prime armi digital e web marketing, ti stia chiedendo cosa sia una squeeze page e a che cosa serva. Come suggerisce il termine inglese “to squeeze”, letteralmente “spremere”, è una pagina che serve a ottenere quante più informazioni possibili dai propri utenti: nello specifico si tratta di una landing page che dovrebbe convincere gli utenti a iscriversi alla propria newsletter, se se ne ha una, o a lasciare comunque il proprio indirizzo email.

Com’è fatta e perché funziona una squeeze page

Vale la pena, a questo punto, soffermarsi sul perché è importante per un’azienda, un brand, un professionista o semplicemente qualcuno che provi a vendere o a vendersi sul web (sì, anche un blogger o uno youtuber!) avere a disposizione un database di email. L’email marketing è ancora più florido di quanto si possa pensare ed è, anzi, una delle migliori forme 2.0 di marketing diretto che si hanno a disposizione. Un utente che decide, volontariamente, di lasciarti il suo recapito, infatti, è un utente potenzialmente interessato al tuo prodotto, al servizio che offri o semplicemente alle tue comunicazioni: non ci sono, allora, solo maggiori probabilità che i tuoi messaggi non vengano ignorati in un mare magnum sempre più confusionario di informazioni anche da parte di competitor; ci sono soprattutto maggiori probabilità che le tue informazioni arrivino a segno e generino conversioni. Rimane, allora, da capire come procurarsi indirizzi email: gli eventi, l’affitto di liste, gli accordi di co-registrazione e le pagine squeeze sono appunto le soluzioni più praticate.

Com’è fatta, però, una squeeze page funzionale? Ha, ovviamente, un campo a compilazione in cui l’utente deve inserire il suo indirizzo email. A convincerlo a farlo, però, devono essere contenuti strategicamente pensati. C’è chi punta su testi ed immagini emozionali. E chi gioca con il campo semantico dell’esclusività: offrire promozioni e sconti speciali a chi si iscrive alla propria newsletter, infatti, può essere un’ottima strategia, esattamente come lo è elencare una serie di vantaggi anche a lungo termine che si potranno ottenere dal ricevere comunicazioni mirate e via mail. Oggi esistono, però, anche pagine squeeze che puntano tutto sull’aspetto grafico: ce n’è per esempio di interamente basate su video pensati ad hoc. Inserire una call to action chiara comunque è, come per qualsiasi forma di landing page, un elemento essenziale: fino all’ultimo minuto infatti l’utente deve essere convinto a svolgere l’azione che si desidera. Un’altra scelta non trascurabile, poi, riguarda la struttura ideale di una squeeze page. Le alternative principali sono due:

  • una pagina squeeze pop up, ovvero che si apre come finestra una volta che un utente compie un’azione sul proprio sito. L’idea migliore, in questo senso, è sfruttare l’exit intent, ovvero lasciare che la pagina pop up si apra quando l’utente sta per lasciare il sito, in maniera da non interrompere la sua esperienza e non risultare fastidiosa;
  • la squeeze page con apposita URL, da scegliere invece quando si ha un maggiore bisogno di monitoraggio o di condivisione, per esempio.