Non un semplice Like: le faccine Facebook aiutano a esprimere le proprie emozioni

0
426
faccine-Facebook

Quante volte abbiamo utilizzato delle faccine Facebook? Secondo dei dati ufficiali, almeno trecento miliardi dal momento in cui sono state introdotte. C’era un tempo, infatti, in cui su Facebook l’unico modo per interagire con i post degli amici o delle pagine che si seguivano era fare tap sul famoso pollicione in su e mettere “Mi Piace” al contenuto in questione, anche se non si trattava di vero apprezzamento nei suoi confronti.

Il tasto Like insomma rendeva difficile, se non impossibile, esprimere la varietà di reazioni che un post poteva suscitare. In altre parole si poteva essere d’accordo con quanto scritto da un amico e volerlo dimostrare; oppure si voleva far capire che sì, si era visto quel contenuto, nonostante si fosse su altre lunghezze d’onda rispetto alla sua natura specifica o, persino, si poteva aver bisogno di comunicare che si era completamente in disaccordo con esso: l’unico modo per farlo era appunto un “Mi Piace” e non serve essere esperti di social network e ambienti 2.0 per comprendere la limitatezza di uno strumento, auto-confermativo, come questo.

Il successo delle faccine Facebook: come spiegarlo?

Le faccine Facebook, o meglio le Facebook Reaction, hanno risolto allora questa scarsità semantica: dal momento in cui sono state introdotte – era febbraio 2016 – hanno permesso agli utenti di esprimere un intero campionario di emozioni che vanno dal semplice e tradizionale apprezzamento allo stupore, la rabbia, la tristezza. Dal momento che non esiste più, o quasi, distinzione tra vita online e vita offline, da casa Facebook hanno dovuto fare i conti infatti con una serie di occasioni (lutti, malattie, fatti di cronaca, eccetera) in cui il mood degli utenti era negativo e ciò che ci si aspettava dai propri contatti non poteva che essere una forma di partecipazione, quasi empatica, che un Like non era certo in grado di esprimere.

Il successo delle faccine su Facebook insomma? Deriva dalla loro umanità, che è poi il principio da cui dipende più in generale la fortuna di emoji ed emoticon. Sono anche visivamente antropomorfe, in grado di riprodurre la morfologia del viso umano e i segni che, su di questo, lasciano le emozioni.

Proprio per queste ragioni, sono in grado di generare empatia: nel segno grafico scelto per le Facebook Reaction ci si riconosce, ci si immedesima e ciò dovrebbe funzionare come incentivo per utilizzarle di più. Anche se i dati non sembrano, fino ad ora almeno, dire la stessa cosa: i trecento miliardi di faccine Facebook già utilizzate, infatti, sono poco (o niente!) in riferimento ai quattro milioni di Like che vengono scambiati sullo stesso social in un solo minuto. C’entra, forse, una certa macchinosità nel lasciare una Reaction – dal momento che per farlo si deve tener premuto da mobile o scorrere da desktop sul tasto “Mi Piace” – o la relativa novità della strumento.

Qualcuno avanza infine l’ipotesi che, almeno gli utenti più consapevoli, non le usino per questioni di privacy: Facebook infatti ricaverebbe dalle faccine informazioni sulle proprie preferenze, informazioni con cui riorganizzerebbe il feed.